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Genere: storico - Anno: 2006 - Giudizio: negativo

LE BUGIE DI DAN BROWN
Siamo "analfabeti" della religione, basta documentarsi
 
 

Il film Il Codice da Vinci, diretto da Ron Howard e tratto dal bestseller di Dan Brown, si presenta come un thriller avvincente ma fallisce su più livelli, sia narrativi sia contenutistici.
Dal punto di vista cinematografico, la regia è piatta e priva di tensione. Nonostante la presenza di attori di grande richiamo come Tom Hanks e Audrey Tautou, le interpretazioni risultano fredde e poco incisive. I dialoghi sono spesso didascalici, trasformando il film in una lunga spiegazione anziché in un racconto coinvolgente. Il ritmo è discontinuo: alcune sequenze sono inutilmente lente, mentre altre accelerano senza permettere allo spettatore di assimilare gli eventi.
Sul piano narrativo, la trama appare artificiosa e forzata. I colpi di scena sono prevedibili e costruiti su rivelazioni che pretendono di essere sconvolgenti, ma che in realtà poggiano su teorie deboli e già ampiamente contestate. L'eccessiva dipendenza da enigmi e simbolismi pseudo-intellettuali finisce per appesantire il racconto, rendendolo più confuso che intrigante.
Ancora più problematico è l'aspetto storico e religioso. Il film propone come plausibili ipotesi prive di fondamento accademico, mescolando fatti reali e pura invenzione senza alcuna chiarezza. Questa ambiguità rischia di disinformare lo spettatore meno preparato, presentando come "verità nascoste" mere speculazioni. Ci sono inoltre gravi criticità dal punto di vista teologico e dottrinale, poiché costruisce la propria narrazione su presupposti che contraddicono apertamente la fede cristiana e il deposito della Tradizione della Chiesa.
Il nucleo centrale del film si fonda sull'ipotesi che Gesù Cristo non sia il Figlio di Dio, ma un semplice uomo legato a Maria Maddalena da un rapporto coniugale, dal quale sarebbe discesa una presunta "discendenza sacra". Questa tesi non solo è priva di qualsiasi fondamento storico serio, ma è soprattutto incompatibile con la cristologia cristiana, che proclama Cristo vero Dio e vero uomo (Concilio di Calcedonia, 451). Ridurre Gesù a un personaggio meramente umano significa svuotare il mistero dell'Incarnazione e annullare il significato salvifico della Croce e della Risurrezione.
Il film attacca indirettamente anche la dottrina della Rivelazione, insinuando che la verità cristiana sia il risultato di manipolazioni politiche operate dalla Chiesa, in particolare al tempo dell'imperatore Costantino. Questa visione ignora completamente il ruolo della Tradizione apostolica e del Magistero, che non "inventano" la fede, ma la custodiscono fedelmente. I Concili ecumenici non creano la verità, bensì la difendono dagli errori, alla luce della Scrittura e della fede vissuta dalla Chiesa primitiva.
Particolarmente grave è la rappresentazione distorta della Chiesa cattolica, descritta come un'istituzione ossessionata dal potere e dalla segretezza, disposta a tutto pur di nascondere la "verità". Una simile caricatura non tiene conto della dimensione spirituale e sacramentale della Chiesa, Corpo mistico di Cristo, né del sacrificio di innumerevoli santi, martiri e teologi che hanno testimoniato la fede fino al dono della vita.
Anche la figura di Maria Maddalena viene strumentalizzata in chiave ideologica, trasformandola in un simbolo di rivendicazione moderna anziché rispettarne l'identità evangelica: discepola fedele, testimone privilegiata della Risurrezione e modello di conversione. Tale operazione non valorizza la donna nella Chiesa, ma la piega a una lettura sensazionalistica estranea al Vangelo.
In definitiva, Il Codice da Vinci non è solo un'opera cinematografica discutibile, ma un prodotto culturalmente e teologicamente fuorviante. Presentando come plausibili teorie che negano i fondamenti della fede cristiana, il film genera confusione e alimenta una visione riduttiva e sospettosa del cristianesimo.

Don Stefano Bimbi
Fonte: FilmGarantiti.it