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Genere: fantasy - Anno: 2012 - Giudizio: stupendo (***) - Età: Dai 14 anni in su

GLI HOBBIT: TESTIMONI DI VIRTU' UMANE E CRISTIANE
''Sei una bravissima persona, signor Baggins, e io ti sono molto affezionato, ma in fondo sei solo una creatura in un mondo molto vasto!'' Gandalf

Lo Hobbit: un "prequel" de Il Signore degli Anelli, una fiaba per bambini, o un'opera minore del grande Tolkien?
Paolo Gulisano (autore di "La Mappa dello Hobbit" ed. Ancora): Questa storia è molto più che un prequel del Signore degli Anelli, come molti dei lettori - o spettatori - più recenti potrebbe credere. Non è una storia - come molto spesso accade nel caso dei prequel, appunto - per spiegare a posteriori gli antecedenti, i segreti, i misteri di un'opera... Il racconto delle avventure di Bilbo Baggins e di altri personaggi ormai familiari ai lettori della saga dell'Anello, come Gandalf, Gollum, Elrond, nani ed elfi, uscì dalla fantasia di Tolkien molto tempo prima che le vicende della Guerra dell'Anello venissero immaginate. In realtà, il Signore degli Anelli fu concepito come il seguito de Lo Hobbit, e per molto tempo, nella corrispondenza che intercorreva tra Tolkien e l'editore, il libro in gestazione veniva chiamato "il nuovo Hobbit".
"In un buco della terra viveva un Hobbit". Questa strana frase venne improvvisamente alla mente del giovane professore che in un caldo pomeriggio estivo, nella sua casa di Oxford, correggeva i compiti di ammissione all'università. Uno degli esaminandi aveva lasciato il suo elaborato di letteratura inglese in bianco, e il professor Tolkien, per una misteriosa ispirazione, scrisse su quel foglio bianco quella frase. Era nato un nome, Hobbit, e in breve tempo il nome sarebbe diventato un personaggio, la più originale creatura del vasto mondo fantastico del più geniale scrittore di Letteratura dell'Immaginario. Senza quel buffo personaggio, lo Hobbit, probabilmente tutto l'universo fantastico che Tolkien andava elaborando da anni non avrebbe mai conosciuto la pubblicazione.
Lei scrive nel suo saggio che il libro nacque non solo dall'erudita conoscenza dei miti e delle leggende antiche del suo autore, ma anche dalla sua esperienza di padre...
Esatto. Tolkien raccontava ai propri quattro figli storie di buffi personaggi: Mister Bliss, il cagnolino Roverandom, ed infine favole dove coraggiosi piccoli protagonisti, come gli Hobbit, si battevano contro il male. La storia era nata certamente, nelle intenzioni dello scrittore, come una fiaba per bambini, narrata con un tono colloquiale in cui il narratore si rivolge ai piccoli lettore invitandoli ad avventurarsi loro stessi nella storia. Nel corso dei diversi anni di preparazione del libro, tuttavia, il racconto si arricchì progressivamente dei contenuti del Legendarium tolkieniano.
Era una storia dal sapore antico, in cui si avvertiva l'eco delle antiche leggende, e in più arricchita di un piacevolissimo tipo di quella gioia che qualche anno prima Gilbert Chesterton aveva lamentato essere la grande assente dalla narrativa moderna: "Nella sua sostanza, la letteratura contemporanea è quasi totalmente priva di elementi gioiosi. E penso che sia giusto dire, parlando genericamente, che non è abbastanza infantile per essere gioiosa". Tolkien possedeva questo spirito infantile, inteso non come puerilità, ma come capacità di guardare alla realtà con occhi di bambino, pieni di domanda e di stupore
Anche Lo Hobbit, come Il Signore degli Anelli, è carico di simbologie cristiane?
Ne Lo Hobbit appare per la prima volta il grande tema della rinuncia, del sacrificio, che per Tolkien era una delle più grandi virtù, una delle forme più alte di eroismo, tema che sarà sviluppato profondamente nel Signore degli Anelli. La rinuncia al possesso di qualcosa, non per masochismo, non per un "di meno", ma per guadagnare "un di più" di umanità e di virtù. Bilbo Baggins della Contea è la testimonianza di come si possa divenire eroi, pur non essendo grandi e grossi, pur non appartenendo ad una élite, affrontando le sfide che la vita pone di fronte, per quanto insormontabili esse possano apparire.
L'avventura che aveva vissuto gli aveva inoltre insegnato che le grandi imprese non sono opera di un eroe solitario, ma di una compagnia. L'amicizia fu per Tolkien uno dei sentimenti più importanti della vita, e così anche i suoi personaggi la coltivano con passione. La compagnia reciproca è una delle cose più gratificanti. E' condivisione di interessi, di sentimenti, e anche di avvenimenti. E' correzione fraterna, e magari richiamo all'essenziale, come quando, alla fine della storia, ricordando le avventure trascorse insieme, Gandalf rammenta a Bilbo i suoi limiti, dopo aver valorizzato tutti i suoi meriti: "Sei una bravissima persona, signor Baggins, e io ti sono molto affezionato, ma in fondo sei solo una creatura in un mondo molto vasto!" "Grazie al cielo!" disse Bilbo ridendo.

Antonio Gaspari
Fonte: Zenit, 5 dicembre 2012

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