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VIDEO: GUARESCHI, UN UOMO LIBERO E CATTOLICO
Conferenza di Alessandro Gnocchi, il massimo esperto di Guareschi (23 gennaio 2009)
da

A cento anni dalla nascita del grande scrittore Giovannino Guareschi, inventore delle indimenticabili storie di don Camillo, lo abbiamo voluto ricordare per evitare l'oblio a cui lo vorrebbe condannare la cultura dominante. Perseguitato dalla destra (passerà due anni durissimi nei lager tedeschi), osteggiato dalla sinistra (per aver rivelato con il suo settimanale "il Candido" gli omicidi avvenuti nel dopo guerra soprattutto nella sua Emilia Romagna), emarginato dalla Democrazia Cristiana (che pure aveva aiutato a vincere le decisive elezioni del 18 aprile del '48 con i suoi indimenticabili manifesti). Giovannino Guareschi fu un uomo libero e cattolico.


https://www.youtube.com/watch?v=iodhj8Fc35g

IL COMUNISMO BUONO DI PEPPONE NON E' MAI ESISTITO

Sono stato tra gli ammiratori e, se mi si permette, tra gli amici del cardinal Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna.
Parlammo tra noi, una volta, di Giovannino Guareschi e ci trovammo, qui pure, d'accordo su una affermazione che qualcuno trova azzardata: quell'uomo diffamato dai comunisti per ragioni politiche fu forse il maggior scrittore cattolico dell'Italia del secolo scorso. Entrambi conoscevamo bene le sue opere e le ammiravamo. E riguardavamo sempre con piacere i film tratti da quel "Mondo Piccolo". Eppure, Sua Eminenza, mi sorprese con un distinguo: "Veda, le cose scritte da Guareschi hanno una autentica verità estetica: sono scritte con sapienza, pur sotto un aspetto di facilità, di impiego programmatico di poche parole che tutti conoscono. Sembrano talvolta disadorne e proprio per questo sono non solo belle, sono anche efficaci. Non a caso l'odio dei comunisti. Ma...".
Ma?, chiesi io incuriosito. "Ma va riconosciuto che, se hanno verità letteraria, non hanno verità storica. Il comunismo minaccioso a parole ma in fondo bonario, pittoresco, quello alla Peppone, in Emilia non è mai esistito. In questa regione, dopo la fine della guerra furono uccisi 28 preti solo perché erano preti. Non c'era altro movente se non l'odio per il clero. Gli assassinati furono 8 nella sola diocesi di Bologna che ora è la mia. E, purtroppo, spesso non ci si accontentò di un colpo di pistola alla nuca, ma si fece ricorso alla tortura e qui pure unicamente perché erano rivestiti di una talare nera. Ancora imprecisato, a causa dell'omertà tra i compagni e alla paura di rappresaglie, il numero di molti cattolici uccisi solo perché "amici dei preti", come dicevano. Il "comunismo ai tortellini" di Guareschi pecca (e sia detto con ogni rispetto e ammirazione per lo scrittore) pecca di generosità. Credo che anche Peppone, se il partito glielo avesse ordinato, non avrebbe esitato ad uccidere don Camillo, in quanto suo parroco: come fecero tanti altri compagni della stessa zona".
Vittorio Messori
Fonte: Il Timone, aprile 2016 (n. 152)

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