CENTOCHIODI (2007)


L'ANTICRISTIANESIMO DI ERMANNO OLMI

Il regista pare dire ''cercate il cristianesimo dentro di voi'', ma questo non è il vero cristianesimo!


Confesso di non avere visto il film di Olmi e penso pure di non andarlo a vedere, non tanto per ostilità nei confronti del maestro, quanto perché, nella trasmissione "Otto e mezzo" del 30 marzo, diretta da Giuliano Ferrara, è stato più che ampiamente spiegato il "messaggio" del film: un messaggio, a mio parere, estremamente personale (del regista), contorto, poco coinvolgente e senza alcuna vera novità.
Ma c’è un punto fondamentale che mi impedirà di vedere questo film: la sensazione che ha avuto la maggior parte di persone che lo hanno visto e cioè di un film certamente – anche se non volutamente – contro il cristianesimo  e contro la Chiesa; anche se ripetutamente il regista ha affermato che non è affatto un film contro la Chiesa, in realtà è una delle prime impressioni provate da chi ha visto il film. A dirlo è stata persino la co-conduttrice Ritanna Armeni certo non troppo dolce nei confronti della Chiesa, ed Assuntuna Morresi, dichiaratamente cattolica praticante, persone comunque di provata preparazione culturale e sicuramente di assoluta obiettività.
Se a dir questo sono state persone preparate, immagino quale sarà il giudizio della maggior parte degli spettatori non altrettanto colti e sicuramente non altrettanto obiettivi e preparati ad affrontare argomenti tanto profondi.
Interpellata da Giuliano Ferrara, Assuntuna Morresi ha dato un giudizio che mi trova in perfetto accordo, anzi, al posto suo, sarei stato ancor più duro e fermo, soprattutto se si pensa che, ancora una volta, un tema "religioso" viene commercialmente sfruttato utilizzando un "ambiente" cristiano, quando invece si sarebbe potuto utilizzare – per svolgere la trama del "messaggio" – anche un ambiente mussulmano, induista o buddista – perché no? –: siamo, a mio parere, al solito "filone" religioso anticristiano che ultimamente "tira molto". Il Codice Da Vinci docet.
Ed ecco dunque le parole di Assuntina Morresi:
"Innanzitutto il mio parere è quello di una credente, di una praticante, più che di una intellettuale. Mi sorprende innanzitutto – il film è molto bello molto suggestivo in certe parti – che il cristianesimo sia identificato come una religione del libro. Ecco: quando invece noi pensiamo, io penso che la cosa più sconvolgente del cristianesimo è Uno che è arrivato ed ha detto "io sono Dio". Il cristianesimo è un  fatto: il fatto di Dio che è venuto da noi. Mentre tutte le religioni offrono sacrifici a Dio, a un certo punto è venuto Uno che ha detto "io sono Dio" ed ha fatto un sacrificio per noi, al contrario di tutto il resto, ha fatto un sacrificio per me, indipendentemente dal merito, da tutto. Quindi, a mio avviso, la questione del cristianesimo ridotto a dottrina, è una cosa che non è cristianesimo.
G. Ferrara: Olmi punta molto sulla dimensione dell’incarnazione.  
Assuntina Morresi: Questo non proprio perché, riferendoci al film, nella seconda parte soprattutto, questo mistero non c’è più. Scompare il mistero. E’ uno di noi, è uno qualsiasi che non si pone come centro del cosmo e della storia come Via, Verità e Vita; addirittura dice: la pace è dentro ognuno di voi. Non pone se al centro, ma dice che tutta la verità è da scoprire dentro ciascuno di noi, dentro le piccole cose, dentro la natura del luogo in cui va...  Ecco: in questo sinceramente mi sembra debole rispetto alle aspettative iniziali. Io penso che il cristianesimo sarà religione, se la vogliamo chiamare così, più materialista che c’è: la resurrezione dei corpi... Si pensi che veniamo consigliati a mangiare Dio tutti i giorni, però il senso del mistero e del sacro rimane. Invece in: cercate il cristianesimo dentro di voi,  beh, io non mi ritrovo più."

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(da "Il Timone" n° 114
giugno 2012 - pag. 67)

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