BLADE RUNNER 2049 (2017)


LA SCHIAVITU' DALLE PASSIONI PRESENTATA COME IDEALE DI VITA

Invece l'uomo si realizza seguendo il bene e rigettando il male, che la ragione ha il compito di discernere


Blade runner 2049, nelle sale in questi giorni, è il sequel del [...] celebrato film di Ridley Scott uscito nel 1982. Impressionante per la fotografia, sostenuto da un'ottima la colonna sonora, è un film che disorienta lo spettatore per buona parte della sua durata. Lo spettatore è invitato nel futuro distopico dell'anno 2049. La terra è sterile e l'umanità si divide in due: da una parte gli umani «veri», che dominano il mondo e che possono riprodursi; dall'altra i «replicanti», creature superiori da ogni punto di vista tranne nell'impossibilità di figliare, che vivono come schiavi dei primi. I replicanti non nascono, ma vengono prodotti da «quelli veri» in laboratorio. Hanno una finta vita relazionale, i loro ricordi sono «innesti», non provano vere emozioni, non godono del libero arbitrio. Dei golem, praticamente.
Si tratta, ovviamente, di un film di fantascienza ma, come il primo, contiene molto di più. Nella prima parte, infatti, si tratta di un thriller ben poco riuscito; solo il protagonista non riesce ad unire i pezzi del mosaico. Nella seconda parte il tema è l'archetipico «la ricerca del padre», di sicuro successo. Infine il film si apre a significati inaspettati: diventa un film «messianico».
Una replicante ovviamente sterile partorisce un bambino; si tratta di un «miracolo» che infrange la barriera ontologica tra umani e replicanti. Ora possono riprodursi e fare a meno degli umani. Il bambino ha quindi il compito di liberare il popolo eletto (i replicanti sono superiori agli umani, sotto quasi ogni aspetto) dalla schiavitù alla quale gli umani l'hanno ingiustamente condannato.
Non sfugge allo spettatore attento che il nome della replicante sterile che partorisce per miracolo è Rachel, Rachele. La storia di Rachele, sposa di Giacobbe, è narrata in Genesi 29-31: Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto ma sterile; Dio però permise anche a lei di avere dei figli (Giuseppe e Beniamino) da Giacobbe. Ricordiamo che Giacobbe è l'uomo che lottò contro l'angelo; come il padre del bambino, che lottò contro i replicanti sono spesso chiamati «angeli». [...]
Una storia, dunque, con toni ebraici. Dovuta probabilmente al fatto che lo sceneggiatore del primo Blade runner è stato affiancato dallo scrittore ebreo Michael Green.
E che, probabilmente, è connessa al vero nocciolo del film: cosa distingue i golem dagli umani? Cosa potrebbe rendere «veri» i replicanti? Qual è il fuoco che devono rubare agli umani per divenire come loro? Cosa gli manca per ergersi a dei? Essi sono superiori agli uomini sotto ogni aspetto, tranne uno: non hanno ricordi (che devono essere  «innestati»). Ma i ricordi - ci spiega il film - non sono altro che emozioni. Quello che rende gli umani tali sono dunque le emozioni.
Ma noi sappiamo che non è così. Quello che rende gli uomini umani è la ragione. È la ragione la facoltà umana più alta, che rende gli uomini simili a Dio, il Logos (ragione, appunto). Da cinquecento anni è in corso una lotta per deporre - nella società e all'interno dell'uomo - la ragione e sostituirla con le passioni, con le emozioni.
«Và dove ti porta il cuore!», «Soddisfa la tua sete!», «Sii ciò che senti!» sono gli slogan dell'epoca attuale. Non siamo più invitati a seguire il bene e rigettare il male, che la ragione ha il compito di discernere; non veniamo più invitati a seguire le virtù, che la ragione indica all'uomo. Segui le tue passioni, ascolta le tue emozioni. Così sarai pienamente umano.
Questo è il messaggio di fondo del nuovo Blade runner.
No. Lo sappiamo: chi rifiuta il Logos non diventa pienamente umano. Diventa schiavo delle passioni; diventa un golem; diventa un replicante, sterile e al servizio del potere.
Roberto Marchesini
Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 15 ottobre 2017

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(da "Il Timone" n° 114
giugno 2012 - pag. 67)

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