L'ARCA DI NOE' (2008)


IL CARTONE ANIMATO CHE STORPIA LA BIBBIA

L'Arca di Noè dimentica la religione e trasforma la Bibbia in una lezione civica: pure un gay si trova sull'arca


Di cartoon che raccontano la Bibbia ai ragazzini è costellata la storia del cinema d'animazione. Ma il pubblico dei giovanissimi muta con grande rapidità e l'impresa diventa sempre più difficile. Ci ha provato questa volta l'argentino Juan Pablo Buscarini che con la Patagonik Animation, studio di animazione latino americano di grande prestigio, ha realizzato L'arca di Noé per rievocare i quaranta giorni del diluvio universale e i protagonisti di un epico viaggio alla ricerca di un mondo nuovo fatto di pace e fratellanza. Il film, pensato per quei bambini abituati alla velocità, allo stile e all'irriverenza dei cartoon televisivi, si concentra soprattutto sulla difficile convivenza di tutti i passeggeri saliti a bordo. Da una parte infatti ci sono gli umani: un simpatico Noè, uomo di Fede scelto da Dio per la sua grande bontà e reso più comico dalla sua miopia, la sua paziente consorte, i figli Sem, Cam e Japhet (che rispecchiano le etnie alle quali daranno origine) e le loro petulanti mogli Sarah, Edith e Miriam. Dall'altra ci sono gli animali che riassumono nei propri caratteri vizi e virtù del genere umano. Mentre i predatori tramano infatti per divorare gli erbivori, il leone Katanga, che dovrebbe essere il re degli animali, è in realtà un giovane irresponsabile preoccupato solo delle fidanzate, della criniera e dei muscoli. Solo la sua compagna di viaggio Karaley, segretamente innamorata di lui, fa di tutto per infondergli l'onestà, la lealtà e l'attitudine al comando che scarseggiano nel felino. E mentre due avidi mercanti si intrufolano da clandestini nell'imbarcazione per sfuggire al disastro climatico, dall'alto dei cieli Dio osserva complotti e sotterfugi, bische clandestine e preghiere in compagnia del fedele assistente e scriba Bibbio, impegnato a trascrivere quello che diventerà il libro più letto di tutti i tempi. «Penso che l'aspetto più importante del film – dice il regista nelle note di produzione – sia un tema che trascende tutte le età e che acquista un valore particolare nei nostri tempi: la difficoltà di coabitazione tra tutte le creature viventi che si trovano all'interno di uno spazio circoscritto. È qui che l'Arca diventa metafora di città, paese, continente, pianeta, un luogo che ci spinge costantemente a scegliere tra la nostra realizzazione personale e il perseguimento di un bene comune». Coloratissimo, caotico, ma non particolarmente creativo e piuttosto discontinuo nel ritmo, il film è dunque più una lezione di educazioni civica che di religione. Tra le irriverenze, a volte godibili, a volte piuttosto grevi e gratuite, c'è il numero musicale I Will Survive, gli effetti speciali usati da Dio per convincere gli uomini a obbedirgli, allusioni sessuali non proprio adatte ai bambini e l'obbligo del politicamente corretto che ha spinto gli sceneggiatori a far spazio anche a una coppia gay.

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(da "Il Timone" n° 114
giugno 2012 - pag. 67)

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