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SCHIAFFO MORALE ALLA PRESUNTA ONNIPOTENZA DELLA SCIENZA
L'unico superstite sulla terra cerca la risposta all'eterna domanda ''Se Dio è buono, perché permette il male?''

In seguito ad un'epidemia causata da un presunto rimedio contro il cancro (incautamente sperimentato sull'uomo), lo scienziato Robert Neville si muove per New York alla luce del giorno con il suo cane lupo convinto di essere l'unico superstite sulla Terra.
Nella quotidiana attesa di risposta al suo sos lanciato con la radio, tenta di preparare un vaccino per curare l'infezione. Ma durante la notte gli infetti escono dai loro nascondigli e danno la caccia a qualsiasi cosa si muova.
Il regista crea il giusto scenario inquietante, tiene viva l'attenzione, coinvolge muovendosi nei tortuosi meandri della difficile convivenza tra bene e male, normalità e pazzia, razionalità e sentimentalismo.
Ottima la scena di inizio film: l'ironica risposta visuale alle parole della dottoressa che per curare il cancro ha inventato un virus geneticamente modificato, e ne parla in tv paragonandolo a un'auto potentissima guidata in autostrada da un poliziotto anziché da un uomo cattivo. Lo stacco a pochi anni dopo (quando il virus ha ammazzato quasi tutti, trasformato i sopravvissuti in zombi e distrutto la civiltà) mostra il poliziotto protagonista del film sfrecciare con la sua auto come aveva profetizzato la dottoressa... ma con conseguenze disastrose. Si rivela così il tema di fondo del film che critica la presunta onnipotenza della ricerca scientifica.
Inoltre il film ben evidenzia le ferite che si aprono negli spazi della metafisica con un tentativo di risposta alla domanda "Se Dio è buono, perché permette il male?".
Ottimo inoltre il tema della vittoria della luce nei confronti del buio.
In sottofondo si trova anche il tema della provvidenza divina con un invito ad ascoltare i segni.
Molte scene horror e di elevata tensione lasciano lo spettatore inchiodato alla poltrona per cui se ne sconsiglia la visione ai minori.
Ultima annotazione: il film è senz'altro da preferire al libro da cui il film trae ispirazione. Un esempio, per capire: il senso della frase che dà il titolo alle due opere è significativamente diverso. Nel libro, Neville diventa una "leggenda" tra i vampiri, che ormai costituiscono la condizione di normalità, proprio come i vampiri precedentemente lo erano per l'uomo; pertanto, il suo ultimo pensiero è "Io sono leggenda", che è anche l'ultima riga del libro. Nel film, Neville diventa una "leggenda" perché offre la cura ai rimanenti sopravvissuti, garantendo così la salvezza dell'umanità e l'eventuale ritorno alla precedente normalità umana agli infetti.

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(da "Il Timone" n° 114
giugno 2012 - pag. 67)

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