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COME I COMUNISTI NELLA GERMANIA DELL'EST SPIAVANO I CITTADINI
La bontà umana può essere un antidoto all'obbedienza al tiranno

Le vite degli altri (2006), dell'affascinante (biograficamente e intellettualmente parlando) Florian Henckel von Donnersmarck [...] racconta la verosimile storia del capitano della STASI Gerd Wiesler, nome in codice HGW XX/7, interpretato da uno straordinario attore teatrale, Ulrich Mühe (siamo nella Berlino est del 1984). Il suo superiore lo incarica di spiare un intellettuale, l'autore teatrale Georg Dreyman, sospettato di tramare contro il regime sovietico. L'operazione ha inizio, ma ben presto il capitano Wiesler si rende conto che l'obiettivo non è cercare delle prove a carico di Dreyman bensì rovinargli la vita e la carriera; la sua fidanzata, l'attrice Christa-Maria Sieland, è concupita dal ministro della cultura Bruno Hempf che vuole togliere di mezzo l'intellettuale per poterla avere a sua completa disposizione. Wiesler, tuttavia, osservando la vita di Dreyman e della Sieland, scopre un universo fatto di amicizia, amore, relazioni autentiche, sensibilità artistica, fedeltà; in sostanza, verità, bellezza, onestà. Tutte cose che, nel partito e nella STASI, non esistono. Così comincia a proteggere i due fidanzati, affascinato dalla loro vita della cui bellezza si è trovato inaspettatamente a godere, occultando nei suoi rapporti qualunque cosa possa destare un sospetto da parte delle autorità. Ad un certo punto un amico e collega di Dreyman, Albert Jerska, si suicida: a causa delle sue idee, critiche nei confronti del partito, gli era stato impedito di lavorare. Dreyman decide dunque di scrivere un articolo per denunciare la piaga dei suicidi nella DDR degli anni Ottanta e di pubblicarlo su Der Spiegel, giornale occidentale. Wiesler tenta nuovamente di proteggere Dreyman, ma la situazione precipita. [...]

STASI (MINISTERO PER LA SICUREZZA DI STATO DELLA GERMANIA EST)
Ci sono poi alcuni aspetti della straordinaria interpretazione di Mühe che vale la pena ricordare: non solo questa fu l'ultima, poiché l'attore morì di cancro pochi mesi dopo l'uscita del film; l'intera vicenda lo riguardava personalmente. Anch'egli, come Dreyman, scoprì dopo la riunificazione di essere stato spiato dalla STASI, nelle persone di quattro suoi colleghi del teatro di Berlino est e da sua moglie Jenny. [La STASI era il Ministero per la Sicurezza di Stato della Germania Est (DDR o Repubblica Democratica Tedesca) che era responsabile della sicurezza e dello spionaggio; è famosa per avere arruolato numerosi tedeschi dell'Est per il controllo delle attività dei propri concittadini, al fine di impedire il sorgere di moti contro il governo autoritario della Germania Est, N.d.BB]
Nel film si vedono le disumane tecniche di interrogatorio utilizzate dalla sicurezza di Stato, la pervasività dell'apparato e la sua potenza, persino l'utilizzo sistematico dei bambini per carpire informazioni circa i genitori. In effetti, l'esperienza di controllo messa in atto dalla STASI non ha mai avuto uguali al mondo. Per circa 16 milioni di abitanti, la STASI aveva 91 mila dipendenti e quasi 200mila «collaboratori informali», cioè delatori; praticamente, una spia ogni 50/60 persone. [...]

LA DEGENERAZIONE PROTESTANTE
A questo punto, la domanda sorge spontanea: perché i tedeschi collaboravano in massa? [...] Per i tedeschi il rapporto con l'autorità civile è di obbedienza. Già Lutero aveva stabilito che l'autorità dei principi sul popolo era assoluta; al punto che, in seguito alla rivolta dei contadini (1524-1526), scrisse: «Perciò cari signori principi, liberate, salvate, aiutate e abbiate misericordia della povera gente; ma ammazzate, scannate, strangolate quando potete i contadini ribelli; e se ciò facendo sopraggiungerà la morte, buon per voi, non potreste incontrare mai morte più beata, perché morite in obbedienza alla parola e al comando di Dio ed in servizio alla carità, per salvare il vostro prossimo dall'inferno e dai lacci del demonio». Per Lutero, infatti, è giusto ciò che l'autorità civile comanda; ad essa si deve obbedienza cieca e assoluta. Anche Kant, qualche decennio dopo, pone il fondamento della morale nella legge e nell'autorità: è il dovere per il dovere kantiano che, nel 1961, Eichmann utilizzò per giustificare la sua partecipazione alla logistica dei campi di concentramento nazisti. Scrive Hannah Arendt, nel suo La banalità del male: «La prima volta che Eichmann mostrò di rendersi vagamente conto che il suo caso era un po' diverso da quello del soldato che esegue ordini criminosi per natura e per intenti, fu durante l'istruttoria, quando improvvisamente dichiarò con gran foga di aver sempre vissuto secondo i principi dell'etica kantiana, e in particolare conformemente a una definizione kantiana del dovere». Anche Fichte contribuì a fissare questi principi nell'anima germanica quando, tra il 1807 e il 1808, pronunciò i Discorsi alla nazione tedesca. [...]
Se qualcuno vuole fare un confronto con l'Italia attuale, si diverta pure.

Roberto Marchesini
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23-08-2021

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(da "Il Timone" n° 114
giugno 2012 - pag. 67)

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