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IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE DI CRISTOFORO COLOMBO
Cristoforo (Christo ferens = che porta a Cristo) Colombo compì l'impresa con tre caravelle con la croce nelle vele e con i soldi guadagnati voleva finanziare una crociata per la liberazione del Santo Sepolcro

Cristoforo Colombo dunque appartiene alla Chiesa, e ogni oltraggio a lui fatto è rivolto alla Chiesa, che ha il dovere di difenderne la memoria. Questo spirito animò il conte Antoine-François-Félix Roselly de Lorgues (1805-1898) che dedicò la sua vita a promuovere la canonizzazione di Cristoforo Colombo. Nel 1856, incoraggiato da Pio IX, Roselly de Lorgues pubblicò a Parigi un'opera in due volumi, con il titolo "Cristoforo Colombo. Storia della sua vita e dei suoi viaggi", che ebbe un successo mondiale. In quest'opera, Roselly de Lorgues avanzò per la prima volta la tesi di canonizzare l' "Ammiraglio dell'Oceano". Egli, scrive in una successiva opera (Della vita di Cristoforo Colombo e delle ragioni per chiederne la beatificazione), fu "l'ambasciatore di Dio ad ignote nazioni che l'antico mondo non conosceva" e "il legato naturale della Santa Sede in quelle novelle regioni".
Sugli studi del conte francese si basano le numerose suppliche per l'apertura della causa di canonizzazione di Colombo, a cominciare da quelle presentate a Pio IX il 2 luglio 1866 dal cardinale Ferdinand Donnet, arcivescovo di Bordeaux e l'8 maggio 1867 da mons. Andrea Charvaz, arcivescovo di Genova. Nel 1870 una nuova supplica venne rivolta a Pio IX da un gruppo di Padri del Concilio Vaticano I, ma l'interruzione dei lavori, e poi la morte di Pio IX, fermò l'iniziativa. Nel 1878 l'arcivescovo Rocco Cocchia, vicario e delegato Apostolico a Santo Domingo, Haiti e Venezuela, interpretò come un segno il rinvenimento dei resti di Colombo nella cattedrale di Santo Domingo e definì l'Ammiraglio l'uomo chiamato dalla Provvidenza all'opera più grandiosa dei secoli moderni. L'arcivescovo ricordava che la grande idea iniziale di Colombo fu una crociata per la liberazione del Santo Sepolcro e che egli fu sempre considerato «un uomo di profonda pietà e religione», che affrontò con fede ed eroismo molte sofferenze e persecuzioni, tanto che i poli della sua esistenza furono due: «il dolore e la grazia».

LA CAUSA DI CANONIZZAZIONE
La richiesta della causa di canonizzazione, al 31 gennaio 1893, vantava l'adesione di 904 Prelati. A 264 vescovi italiani, 96 francesi, 64 spagnoli, 27 degli Stati Uniti d'America, 19 del Messico, 7 del Portogallo, si aggiungevano moltissimi altri vescovi e arcivescovi di tutto il mondo, tra cui 42 cardinali. Uno studioso italiano, Alfonso Marini Dettina, ha dedicato a questo tema un accurato studio a cui rimando per l'approfondimento del tema (Suppliche per la canonizzazione di Cristoforo Colombo).
C'è chi reputa che esista qualche punto oscuro nella vita di Colombo, come un secondo matrimonio illegittimo, ma nel 1938, il padre Francesco Maria Paolini, postulatore generale dell'Ordine Francescano, pubblicò un libro intitolato Cristoforo Colombo nella sua vita morale, in cui esponeva dodici argomenti per dimostrare la legittimità della seconda unione di Colombo con Beatrice Enriquez di Cordova. Il cardinale Eugenio Pacelli, segretario di Stato, con lettera del 9 settembre 1938, comunicava all'autore il rallegramento di Pio XI per «un'opera, che getta splendidi fasci di luce sulla figura dello Scopritore del nuovo mondo, la quale emerge magnifica e potente non meno nella Storia ecclesiastica che in quella civile».
Una nuova richiesta di beatificazione di Colombo fu avanzata nel 1941 a Pio XII da alcuni vescovi americani. Tutte le suppliche per la canonizzazione dell'Ammiraglio richiedevano al Sommo Pontefice la dispensa dai processi ordinari, considerata l'eccezionalità dell'uomo, il suggello dato dalla Provvidenza alla sua opera e il trattamento eccezionale che Colombo ricevette in vita dalla Santa Sede. Né Pio XII, né l'Ordine francescano, diedero però seguito alla causa di beatificazione e dopo il Concilio Vaticano II, iniziò, anche all'interno del mondo cattolico, una campagna di denigrazione che ebbe il suo punto apicale nel 1992, in occasione del V centenario della scoperta dell'America, quando Colombo fu presentato come un conquistatore avido, sanguinario e colonialista. Trent'anni sono passati e oggi l'ultrasinistra ecologista e indigenista guida negli Stati Uniti violente manifestazioni in cui le statue di Cristoforo Colombo vengono abbattute, decapitate, imbrattate, rimosse. Negli ultimi anni, molti Stati americani hanno scelto di trasformare il Columbus Day, in cui il 12 ottobre si celebra l'arrivo nelle Americhe del navigatore italiano, nell'Indigenous Peoples Day, il giorno delle popolazioni indigene d'America. [...]

FALSE ACCUSE
Cristoforo Colombo e i conquistatori sono stati accusati di genocidio a causa del crollo demografico avvenuto in quelle popolazioni a partire dal XVI secolo. Tuttavia, come ha ben spiegato lo storico Marco Tangheroni (1946-2004), si può parlare di genocidio quando c'è la volontà precisa di annientamento di un popolo, come fu per i kulaki nella Russia sovietica, per gli ebrei nella Germania nazista, o, prima ancora, per i vandeani durante la Rivoluzione francese; ma nel caso della popolazione americana, la catastrofe demografica fu dovuta allo shock biologico causato da alcune malattie infettive introdotte dagli europei, e non certo a una loro volontà di annientamento. Nei testi dei medici spagnoli che andarono in America, leggiamo anzi le descrizioni della loro sorpresa e della loro impotenza di fronte alle epidemie che si manifestavano tra gli indigeni in forma nuova e assolutamente sconosciuta. A meno di non immaginare che le malattie che decimarono le popolazioni indigene fossero frutto di un "complotto" dei poteri forti spagnoli. Né oggi, né nel XVI secolo, l'epidemia è stata utilizzata come arma biologica per distruggere i popoli indigeni e Cristoforo Colombo non è un simbolo di iniquità, ma l'autore di un'impresa definita da Francisco Lopez de Gomara «la cosa più grande dopo la creazione del mondo, che ha fatto emergere l'Incarnazione e la morte di colui che l'ha creato».

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(da "Il Timone" n° 114
giugno 2012 - pag. 67)

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