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IL FILM SULLA JIHAD CONTRO L'OCCIDENTE
Disponibile solo in lingua inglese

Non è facile parlare di Obsession, il film di Wayne Kopping che documenta «la guerra dell'islam radicale contro l'Occidente». In Italia non è ancora arrivato, se non grazie all'anteprima offerta ieri alla Summer School della Fondazione Magna Carta che si sta svolgendo a Frascati (Rm). E non ci è arrivato anche perché non ha ancora trovato un distributore (forse brucia ancora il caso Van Gogh, il regista autore di Submission) pur se i produttori sperano di trovarlo in breve, vista anche l'attualità del tema dopo quanto accade in Libano e in Iran.
Kopping ha realizzato il documentario per dimostrare una tesi: siamo in guerra, loro (cioè gli estremisti islamici) l'hanno dichiarata e noi non possiamo non combatterla. Dunque, dobbiamo svegliarci. In un'intervista Kopping ha spiegato che, all'inizio, voleva fare un film sull'antisemitismo. Ma, approfondendo il tema, si è reso conto che quello coltivato nei Paesi arabi non è antisionismo, dissenso da Israele e dalla sua politica. È proprio razzismo puro come quello di Hitler. Il passo successivo è stato accorgersi che il target del radicalismo islamico non sono solo gli ebrei, ma tutti gli occidentali. Per questo, secondo lui, it's a world war, «è una guerra mondiale». E la vera tragedia è che gli europei non se ne sono accorti, e quindi non la combattono. Non stanno difendendo quello in cui credono, i core values della loro civiltà. «Io spero - ha detto - che il film spingerà le persone a spendere un po' di tempo per pensare a quello in cui credono, e a combattere per questo».
Per ottenere lo scopo Kopping ha costruito con indubbia perizia un montaggio di testimonianze e pareri di esperti, e immagini prese dalle tv arabe (palestinesi, irachene, saudite, libanesi, eccetera). All'inizio si premura di specificare che non tutti i musulmani sono estremisti, che molti sono pacifici, ma poi di loro non parla più, se non per un accenno finale, né cerca di capire perché l'estremismo fondamentalista sia così diffuso, perché l'Occidente sia così odiato. La dimostrazione della tesi non lo richiede.
A una prima parte che ripropone le immagini cruente e disperate degli attentati più gravi avvenuti in Europa, Usa, Africa, Asia, seguono altri "capitoli" dedicati agli aspetti più forti della cultura della jihad e ai suoi strumenti di propaganda. E certo alcune immagini si imprimono indelebilmente nella memoria: i bambini che urlano slogan di violenza o imbracciano armi; la cerimonia di "investitura" dei terroristi suicidi; il rapper che canta «ci piace distruggere l'America»; l'ayatollah urlante: «Contateli (gli ebrei) e colpiteli tutti» e la folla dei fedeli che risponde unanime ed entusiasta for the sake of Allah, «per amore di Dio», frase ripetuta in ogni modo che diventa sintesi di tutto l'odio.
L'ultima parte del film è dedicata al parallelo tra radicalismo islamico e nazismo, che in realtà è un'identificazione, affidata alle immagini di Hitler che incontra l'allora Gran Mufti di Gerusalemme il quale poi passa in rassegna le truppe facendo il saluto nazista, e al montaggio parallelo fra le folle hitleriane e i fedeli islamici impegnati in quello stesso saluto, col braccio teso, tutti assieme. «Abbiamo coltivato e trasmesso alle nuove generazioni la cultura della morte invece di quella della vita», dice un musulmano moderato. «Siamo in guerra», annuncia Bush all'inizio del film. «Sono in guerra», ripete verso la fine un terrorista armato di tutto punto. Un film imperdibile!

OBSESSION 1° PARTE (inglese con sottotitoli in portoghese)



http://www.youtube.com/embed/X2D7_DPhDBo

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(da "Il Timone" n° 114
giugno 2012 - pag. 67)

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