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IL TERZO SEGRETO DI FATIMA
Messaggio di tragedia o di speranza?

Il 13 maggio del 1917, nell'infuriare di una delle più sanguinose guerre che abbiano mai devastato l'Europa, mentre soffiava il vento di un acceso anticlericalismo e la Russia era alla vigilia di una spietata rivoluzione, a Fatima, sperduto paesino del Portogallo, tre pastorelli affermano di aver "visto" la Madonna. Lucia, dieci anni, e i suoi cuginetti Francesco e Giacinta, ricevono la "visita" della Vergine anche nei cinque mesi successivi, provocando curiosità e stupore tra i fedeli e l'ostilità delle autorità civili, che esercitano forti pressioni su di loro perché rivelino il contenuto dei "segreti", rinchiudendoli persino in prigione. Ma i veggenti non cedono. Sarà Lucia, unica sopravvissuta dei tre, a rompere il silenzio anni dopo: il primo segreto consiste in una terrorizzante visione dell'inferno, destinato a chi rifiuta l'amore di Dio; il secondo s'incentra sull'azione del demonio, che si incarna nelle guerre e nei sistemi atei e profetizza la fine della Prima guerra mondiale, lo scoppio della Seconda e la parabola del comunismo in Russia; il terzo - il più inquietante, che la Chiesa rende noto nel 2000 - traduce in visioni angosciose l'azione di Satana contro la Chiesa, con la persecuzione e il martirio dei cristiani.
Quelle apparizioni e rivelazioni profetiche ancor oggi suscitano reazioni contrastanti e addirittura opposte tra chi, anche cattolico, attacca Fatima giudicando quegli eventi solo fantasie estranee al messaggio cristiano, e chi l'esalta da fanatico, ritenendola una minaccia del Cielo che c'invita a prepararci alla fine del mondo. Tale verità si comprenda solo se la si accoglie senza pregiudizi.
Già nel 2000 Joseph Ratzinger, allora prefetto dell'ex Sant'Uffizio, nel suo commento teologico al terzo segreto, perentoriamente affermava: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». Fatima è un messaggio "duro", "politicamente scorretto": proprio per questo è evangelico, nella sua rivelazione della verità e nel suo rifiuto di ipocrisie, eufemismi, rimozioni. Ma, come sempre in ciò che è davvero cattolico, la "durezza" convive con la tenerezza, la giustizia con la misericordia, la minaccia con la speranza. Così, l'avviso che ci è giunto dal Portogallo è, al contempo, inquietante e consolante. Pur denunciando il dilagare dell'iniquità e del peccato, il messaggio di Fatima è dunque un invito a sperare, perché afferma che la salvezza personale e del mondo è possibile se si confida nel cuore della Madre di Cristo, potente avvocata dell'umanità.
Può essere faticoso capire la Madonna di Fatima! E' difficile spiegarsi perché ha mostrato a tre ragazzini una spaventosa riproduzione dell'inferno, mentre noi adulti perbene giriamo canale se c'è violenza in televisione. Non si comprende con che mancanza di tatto possa aver predetto a due di loro una morte dolorosa prossima a venire. E' inquietante il digiuno che ha imposto a dei bambini nell'età in cui una corretta alimentazione costruisce il fisico.
Come se non bastasse, ha mescolato la fede e la politica, contravvenendo alla regola base della diplomazia internazionale: ha chiesto la consacrazione della Russia per scongiurare una nuova guerra.
Maria, in quel pascolo del Portogallo, ha parlato ai pastorelli analfabeti con la schiettezza di una mamma contadina davanti al focolare: usando immagini estreme, assegnando mansioni chiare, ipotizzando una punizione in caso di disubbidienza. Come è lontano il suo linguaggio dalla nostra comunicazione senza contrasti, depotenziata con lo scopo di non offendere nessuno, resa spesso puro stile senza il nocciolo di una vera soluzione.
Ma proviamo a rileggere quelle parole cadute dal cielo cento anni fa: forse è proprio il loro contenuto così chiaro a risultare inaccettabile per noi persone del duemila appassionate di misteri e rompicapi. Maria dice senza troppa educazione che l'inferno esiste, che la preghiera funziona (può cambiare la storia!), che ogni scelta che facciamo è legata a doppio filo con il destino di tutto il mondo.
Ci crediamo davvero? Quando abbiamo un problema, ci inginocchiamo? Abbiamo paura della possibilità di soffrire pene eterne come conseguenza di certe decisioni? Parliamo con chi mi vuole bene del destino ultraterreno che ci attende?
Cento anni dopo, la Madonna di Fatima ha un messaggio inascoltato da dare: la religione non è un gesto sociale, ma vertiginosa trascendenza.

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(da "Il Timone" n° 114
giugno 2012 - pag. 67)

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