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SECONDO FILM: PROCESSO ALLA FEDE CRISTIANA
In God's not dead 2, una insegnante di storia preferisce stare con Dio ed essere giudicata dal mondo, piuttosto che stare con il mondo ed essere giudicata da Dio

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A seguire le cronache sembra che ormai non importi più se Dio sia morto oppure no, semplicemente si vive come se Lui non esistesse. Nei cinema italiani, invece, è sbarcato God's not dead 2, sequel di una prima pellicola in cui un professore ateo veniva affrontato da un giovane e caparbio studente cristiano che arrivava a far dire ai suoi compagni di corso che no, Dio non è morto.
Questa volta il film ci porta sempre dentro un'aula, ma non più accademica, di tribunale. E' la vicenda, che nasce da un fatto vero, quello di una insegnante di storia che deve difendersi dall'accusa di aver osato parlare di Gesù in aula. E' ancora la Dominus Production a portare in Italia il sequel di una pellicola dal sapore fin troppo Usa, che però ha il pregio di farci sbattere la faccia contro una realtà molto più reale e vicina di quanto possa sembrare a prima vista. Quello della libertà delle proprie idee e di religione, una libertà che appare sempre più minacciata e sottilmente delimitata.

CONTRO LO SPIRITO DEL MONDO
La professoressa Grace, interpretata da Melissa Joan Hart (già Sabrina in Vita da Strega), deve difendersi dall'accusa di fare prediche anziché insegnare, nonostante il tutto sia partito da una domanda di un'alunna che chiede all'insegnante di fare semplicemente un parallelismo tra Ghandi, Martin Luther King e Gesù. Insomma, in realtà sarebbe questione storica, ma Grace ha il difetto di essere cristiana e quindi l'occasione è ghiotta per farla fuori e sbattere la fede finalmente fuori dallo spazio pubblico. [...]
La grinta del giovane avvocato (Jesse Metcalfe) che difende Grace è interessante, così come la battuta messa in bocca al pastore: «dobbiamo riconoscere che c'è una battaglia, ma non contro carne e sangue, ma contro lo spirito del mondo», una frase che andrebbe bene da mettere in campo ecumenico anche da parte cattolica. Ci sono spazi per riconoscere la bontà di questa interpretazione, basta guardarsi intorno. Eutanasia, famiglia, aborto, sono solo alcuni degli ambiti in cui Dio è sbattuto fuori dalla porta del dibattito pubblico. Anche se in molti casi è la ragione stessa ad essere stata esclusa.
Il film evidenzia anche il pericolo di ideologizzazione dei principali canali di comunicazione con la conseguente deformazione delle informazioni e invita lo spettatore ad interrogarsi sui grandi valori della vita, arrivando a domandarci: quanto siamo disposti a rischiare per difendere ciò in cui crediamo?

UNA DOMANDA DI SENSO
Tutto era iniziato da una domanda di senso che la giovane insegnante pone all'alunna che deve fare i conti con l'elaborazione del lutto del fratello. «C'è qualcosa d'altro» oltre l'orizzonte terreno? Questo è il punto. Perché far uscire Dio dallo spazio pubblico significa in fondo escludere le domande di senso, infatti, dice la prof., «l'ateismo non toglie il dolore, toglie solo la speranza». La strategia per far fuori l'insegnante, e con lei la fede, è ben sintetizzata dall'avvocato dell'accusa quando rivolto al suo aiutante spiega come irretire la giuria: «non conoscono l'odio, ma basterà una mezza verità, un po' di dubbio e si pronunceranno a suo sfavore». La battaglia all'interno dell'aula si rivelerà come occasione per fare un po' di sana apologetica sulla storicità di Gesù e sulla credibilità dei Vangeli. Come andrà a finire? Una serata al cinema vi svelerà tutto.
Dalla sala uscirete con una domanda che aleggia nell'aria, quella che pronunciò Gesù davanti ai discepoli quando diceva «Voi chi dite che io sia?». A cui fa seguito un'altra domanda del Maestro. «Quando il Figlio dell'uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» (Lc 18, 8). La risposta dipende da ognuno e dalla volontà di vivere di conseguenza; come una lunga scia di martiri dimostra non ci sono molte scale di grigio a disposizione. O Dio è morto, oppure è vivo.
Lorenzo Bertocchi
Fonte: La nuova Bussola Quotidiana, 01/03/2017

UNA TESTIMONIANZA VERA

Tra i vari testimoni c'è James Warner Wallace, agente FBI. Non è un attore, ma una persona reale che recita la parte di "se stesso". Ha applicato ai quattro vangeli le tecniche usate nei processi per verificare l'attendibilità dei testimoni. Ha dichiarato: "Non ero cristiano, ma lo sono diventato perché ho verificato che ciò che è scritto nei vangeli è evidentemente tutto vero!".


https://www.youtube.com/watch?v=-0kwNPavsY8

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(da "Il Timone" n° 114
giugno 2012 - pag. 67)

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