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SETTE IMPRECISIONI STORICHE DEL FILM SUL BEATO MARCO D'AVIANO
Un'occasione mancata per un film comunque da vedere

In questi giorni si sta proiettando in alcuni cinema italiani un film di Renzo Martinelli, 11 settembre 1683, dedicato al beato Marco d'Aviano e alla vittoria di Vienna, decisiva per il resto di tutta la storia del millenario scontro fra Cristianità e Islam. A nessuno può quindi sfuggire il fatto che un film sul trionfo militare della Cristianità sull'Islam è più che un semplice film, e merita attenzione, comunque sia fatto.
Sorvolo pienamente sugli aspetti tecnici: è ovvio che sarebbe dovuto essere un Kolossal, ma è altrettanto ovvio che i mezzi economici non ci sono, e in questo va dato atto a Martinelli di avere un certo "coraggio" nel "tuffarsi" in queste imprese, nonostante tutto.
Sorvoliamo sul fatto che la data della battaglia non è l'11 settembre, ma il 12 settembre 1683 (e, infatti, Papa Innocenzo XI stabilì in questo giorno, come ringraziamento a Dio per la vittoria, la festa del nome di Maria). Esigenze pubblicitarie...
Sorvoliamo che il consulente storico è stato Valerio Massimo Manfredi: i tuttologi non possono dare sempre il meglio, e Martinelli farebbe bene a guardare anche in altre direzioni, per il futuro: un nome meno altisonante ma più esperto della materia può essere di maggiore aiuto.
Detto questo, possiamo affermare che la figura di padre Marco è ben interpretata da un attore navigato e noto come F. Murray Abraham. In generale, il cappuccino è rappresentato in maniera abbastanza fedele nella sua umiltà, nella sua intelligenza e nella ferma volontà di salvare la Cristianità, eccetto che per un aspetto di cui dico in seguito.
Dal punto di vista più teologico, vi sono alcuni dialoghi interessanti sull'islam e sul rapporto fra le religioni: nella sostanza, si nota un certo "afflato ecumenico" ante litteram, o almeno un desiderio di esso, certamente assente in quei giorni, ma occorre dire che l'afflato si mantiene su una linea di moderata espressione (poteva andare molto peggio...). Inoltre, il fanatismo islamico e soprattutto la violenza ottomana viene ben rappresentata, almeno per quanto possibile oggi.
Più negativo il mio giudizio dal punto di vista storico. Si possono registrare varie mancanze, gravi perché non sono aspetti secondari, soprattutto se si tiene conto del fatto che la gente non sa nulla di nulla, e che quindi, in tal maniera, persiste nel rimanere del tutto ignorante. Le espongo in maniera molto sintetica:

1) MANCA PAPA INNOCENZO XI CHE FU IL PRIMO ARTEFICE DEL TRIONFO DI VIENNA
Il beato Innocenzo XI è il primo artefice del trionfo di Vienna. Possiamo dire che san Pio V sta a Lepanto come Innocenzo sta a Vienna, nel senso che senza di loro non v'era Lega cristiana, e senza lega cristiana non v'era crociata, e senza crociata non v'era vittoria né salvezza. Pertanto, la sua completa assenza dal film è molto grave. Inaccettabile.

2) L'IMPERATORE DESCRITTO CON STEREOTIPI
Altrettanto grave l'aver descritto l'Imperatore come uno tipo inetto e atterrito. In tal maniera, Martinelli è caduto banalmente in stereotipi del tutto avulsi dalla realtà tipici del cinema yankee o di quello ideologico di sinistra europeo. Ancora una volta... popolo ignorante...

3) NON CI FU SOLO IL RE POLACCO JAN SOBIESKI
La figura del Re polacco Jan Sobieski è trattata bene, ovviamente. E si capisce il perché: il film è finanziato dai polacchi... Però, per quanto sia, non si può falsificare la storia facendo apparire il re polacco come l'unico vero, non solo vincitore ma addirittura combattente, della battaglia. Questa è fantastoria, e pure gratuita. Si sarebbe potuto tranquillamente metterlo in risalto senza dover umiliare inutilmente gli altri artefici e protagonisti (Duca di Baviera, Duca del Baden-Wittenberg, e altri).

4) MANCANZA DEL RE SOLE
Meno importante, ma comunque significativo: mancanza del Re Sole. È vero che nel film si fa capire l'idiozia e l'infamia della sua politica filoturca, ma si poteva fare anche una sola scena con lui presente: in fondo, è il grande assente della vittoria, e in quanto tale protagonista anch'egli, al negativo. Magari lo si poteva rappresentare con l'attacco di colite acuta che realmente gli venne alla notizia del trionfo asburgico!

5) PADRE MARCO IN LACRIME PER IL TURCO? RIDICOLO
Riguardo Padre Marco, il giudizio come già detto è positivo in generale. Occorre però evidenziare questo: la storiella "d'amore" ridicola e patetica fra il turco e la cristiana muta si poteva evitare, o, almeno, si poteva certamente evitare la scena finale di padre Marco che urla di dolore per la morte del turco (il quale peraltro aiuta il suo mondo nella guerra alla Cristianità)... Francamente, questa è un'idiozia bella e buona. Far apparire – pure come ultima scena – padre Marco in lacrime per il turco non ha alcun valore di nessun genere, eccetto il ridicolo.

6) NESSUNO SPAZIO AL TRIONFO CRISTIANO
Altra grave mancanza a mio avviso: nessuno spazio finale al trionfo cristiano. Martinelli ha perso così un'occasione d'oro per avallare – e oggi ve n'è più che mai bisogno – un necessario trionfalismo di cui abbiamo perso ogni traccia. Il pubblico così non si rende conto della portata epocale della vittoria, non si rende conto della gioia immensa della Cristianità (in una lettera alla regina, Sobieski rivela che lui e padre Marco si abbracciarono "un milione di volte saltando per la gioia"... In altre testimonianze si parla dell'incontenibile gioia di Vienna liberata...). Sembra un aspetto secondario, ma non lo è.

7) FINALE CARENTE
In tal senso, ancora più grave appare il fatto che padre Marco esca di scena nel modo suddetto. Martinelli avrebbe avuto mille maniere per rappresentarlo come il vero vincitore spirituale dello scontro epocale: avrebbe potuto rappresentare tutti i grandi sovrani e principi, a partire dall'Imperatore, in processione a Vienna, al seguito di padre Marco, per ringraziare Dio della vittoria fra il popolo in festa (solo per fare un esempio); avrebbe potuto concludere con l'invito di padre Marco a continuare la Crociata per liberare tutti i Balcani, come di fatto poi egli tentò di fare per i successivi 19 anni, fino alla morte. Oppure, come sarebbe stato bello vedere la gioia di Innocenzo XI al momento di ricevere la notizia del trionfo. Invece, nulla di tutto questo. Quasi come si fosse trattato di uno scontro qualsiasi, vinto solo grazie all'abilità del re polacco e al sostegno spirituale del beato.
Ma la storia è tutta un'altra.
Non voglio ipotizzare che le note simpatie politiche di Martinelli lo abbiano portato a voler cancellare o ridicolizzare volutamente le due forze che unite hanno permesso il trionfo di Vienna: la Chiesa di Roma e il Sacro Romano Impero. Però resta il fatto che dal film non traspare per nulla il vero messaggio storico e metastorico dell'evento, che è fra i più grandiosi di tutti i tempi: il trionfo – forse l'ultimo – dell'universalismo cristiano sull'omologazione totalitaria islamico-ottomana. Il trionfo di Vienna, come quello di Lepanto, non appartiene a questo o a quel popolo, ma alla Cristianità tutta (eccetto la Francia), che unita per l'ultima volta sotto le bandiere della Chiesa e dell'Impero ha sconfitto per sempre la tracotanza militare della mezzaluna.
Almeno fino a oggi.

CONCLUSIONE: UN FILM COMUNQUE DA VEDERE
Concludo, comunque, con l'aspetto che secondo me è il più positivo: ed è quello dei turchi, paradossalmente. Martinelli ha ben descritto, almeno con i limitati mezzi finanziari a disposizione, il loro mondo, e Karà Mustafà è ben rappresentato da Enrico Lo Verso, anche e soprattutto nella morte.
Un film che, dati i tempi, è meglio che ci sia e che comunque consiglio di vedere. Allo stesso tempo, però, una grande occasione mancata. L'ennesima.

Massimo Viglione
Fonte: Il Giudizio Cattolico, 18 aprile 2013

Guarda una scena del film

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https://www.youtube.com/watch?v=VvBxWXhBfks

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(da "Il Timone" n° 114
giugno 2012 - pag. 67)

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